“Calabria. Noi ci mettiamo il cuore”. E’ lo slogan con il quale la Regione Calabria ha presentato in Italia e in Europa la nuova immagine della Regione per rilanciare il turismo, considerato la risorsa economica primaria e volano importante per l’intera economia regionale. Uno slogan ad effetto, veicolato attraverso la faccia grintosa del campione del mondo e del Milan Rino Gattuso che, per tutta la scorsa stagione invernale, si è imposto su tutte le reti televisive nazionali (Rai, Mediaste e La7) e le maggiori TV calabresi, ha viaggiato per la penisola sulle fiancate dei treni “Freccia Rossa” in servizio tra Roma e Milano e, in Inghilterra, sulle fiancate di mille taxi. E forse non solo.
Una bella campagna promozionale che, come dato certo, è costata alla Regione otto milioni e 500 mila euro, mentre è dubbio che abbia reso qualcosa, sia quanto ad immagine della Calabria, sia in termini di presenze turistiche.
Basta scorrere le cifre snocciolate dalla Federalberghi Calabria e dall’Unione Nazionale Consumatori per capire che la Calabria lamenta, anche quest’anno, un trend negativo, con calo delle presenze e del fatturato ed erosione dei redditi degli operatori.
Se le strutture ricettive fanno il pienone nel mese di agosto. per il resto della stagione le percentuali di occupazione delle camere scendono drasticamente al di sotto del 30%. Sono i dati di Federalberghi Calabria, che ha registrato la preoccupazione degli operatori all’inizio dell’estate visto il trend negativo di giugno e luglio. Si è confermato anche quest’anno il turismo di prossimità, che rappresenta la vera fortuna per la sopravvivenza degli alberghi. Ad affollare le spiagge calabresi e occupare le camere nelle strutture ricettive sono infatti i campani nel nord della Calabria e i siciliani al sud. Modesta la presenza di turisti stranieri. Lo stato di crisi è evidente, ribadisce Federalberghi, se «non si è mai vista una percentuale di camere occupate del 27-28%, oppure pensione intera fatta pagare come una mezza pensione, i centri benessere inclusi nei pacchetti o le escursioni esterne offerte dalle strutture alberghiere».
Stando ai dati dell’Unione Consumatori, “degli oltre 5 mila posti letto disponibili nei 400 agriturismi calabresi, che offrono alloggio, sono stati mediamente occupati il 35% dei posti letto (intorno al 40% nel 2008) a luglio e il 70% circa ad agosto, bene solo i giorni di ferragosto. La durata media dei soggiorni e’ stata per luglio di circa 4 pernottamenti (in diminuzione rispetto al 2008), cosi’ come e’ diminuita anche per agosto 5-6 giorni, molte e in preoccupante aumento le richieste di pernottamento all’ultimo minuto e per sole 2 o 3 notti. In calo gli stranieri (- 8/10%), in flessione anche l’agricampeggio (- 5%) e la ristorazione agrituristica (- 10%). Con un aumento delle vacanze mordi e fuggi. Con un calo totale dei fatturati calcolato tra il 15 – 20 %.”
Anche quest’anno, dicevamo, perché lo scorso anno, come rilevato dal IX rapporto sul turismo calabrese presentato alla BIT di Milano, i dati non sono stati certamente positivi per la nostra Regione: provincia di Cosenza: presenze -1,2%, arrivi +1,3%, presenze stranieri -2,4%; provincia di Catanzaro: presenze -4,3%, arrivi -5,5%, presenze straniere -9,%; provincia di Crotone: presenze +1,3%, arrivi -5,6%, presenze stranieri -4,1%; provincia di Vibo Valentia: presenze -2,3%, arrivi -1,3%, presenze stranieri -0,3%: provincia di Reggio Calabria: presenze -3,4%, arrivi -4,5%, presenze stranieri -23,5%
Una conseguenza, certamente, della crisi economica che ha colpito il mondo del lavoro, ma anche, certamente, della assoluta mancanza di una politica turistica che ha sempre caratterizzato la Regione Calabria, della insussistenza di un vero prodotto turistico calabrese testato e omologato, della debolezza di una immagine Calabria, minata da una cattiva stampa, della inadeguatezza della promozione che non sempre, quasi mai, sceglie le giuste strategie per valorizzare e promuovere il turismo di una regione che, ironia della sorte, è ad altissima vocazione turistica. Perché non basta partecipare, come fa la Regione Calabria, a tutte le manifestazioni fieristiche in calendario ogni anno (13 in Italia e 19 in giro per l’Europa); non basta inondare le reti televisive di slogan che sostanzialmente non comunicano alcun messaggio, non basta essere presenti sui media con pagine intere di pubblicità. Non basta e, anzi, è pressoché inutile. Il turismo, si sa, e anche la Regione Calabria dovrebbe saperlo, è un prodotto atipico e complesso alla cui composizione concorrono una infinità di elementi, di individui, di organizzazioni, di realtà e di situazioni diverse. E’ un prodotto la cui promozione e commercializzazione non può essere effettuata con semplici slogan pubblicitari più o meno ammiccanti o con messaggi che, anche se toccanti e anche se trasmessi da testimonial di eccellenza, non dicono nulla al fruitore di turismo e non riescono, certamente, a far decidere la scelta di una destinazione turistica anzicchè un’altra. Il presidente di Federalberghi Calabria, Vittorio Caminiti, critico sulle attività di promozione turistica regionale, la definisce «spot pubblicitari della politica».
E’ necessario tenere presente che il vacanziere o il turista che si accinge a programmare una vacanza ha bisogno di informazioni dettagliate e mirate. Se lo si vuole invogliare a venire in Calabria, specie se si tratta di un turista forestiero, bisogna dirgli innanzitutto dove si trova e come si raggiunge la Calabria. E poi: cosa offre il territorio, quali sono le sue potenzialità naturalistiche, architettoniche e culturali, dove dormire e dove mangiare, quali sono gli eventi di richiamo, quali sono le possibilità di svago e di divertimento. E ancora: quando andare, con chi andare e come andare. E tutto questo, naturalmente, non lo può dire, con una semplice foto o un filmato, il macho Rino Gattuso dalle televisioni, dalle “Frecce rosse” o dai taxi in circolazione sulle strade inglesi. Anche perché Rino Gattuso, che forse non tutti sanno, specie all’estero, che è calabrese puro sangue, è conosciuto piuttosto come l’ineccepibile testimonial del bel calcio italiano e del Milan collezionista di trofei e titoli. E lo stesso discorso vale anche per la bella Miss Italia, Maria Perrusi, che il Presidente Loiero vuole arruolare come nuova testimonial per la promozione della Calabria. Perché anche la bionda e certamente bella Maria, che i più, anche se lo sanno, dimenticheranno ben presto che è calabrese, diventerà piuttosto testimonial della bellezza e dell’avvenenza della donna italiana acqua e sapone e non certo la rappresentazione del bel volto dell’altra Calabria, giovane e volitiva, che oggi cerca di imporsi al conformismo dilagante per permettere finalmente alla Regione di cambiare rotta e intraprendere la giusta strada verso il progresso e il benessere.
Probabilmente, la Regione Calabria, che mena vanto per avere approvato la “legge sulla riorganizzazione del sistema turistico calabrese”, per aver costituito il “Comitato Istituzionale per le politiche turistiche” e per aver approvato i regolamenti per “l’Albergo diffuso” e per l’istituzione dei “Sistemi Turistici Locali”, non ha avuto ancora il tempo di concepire una vera e appropriata politica turistica e, sopratutto, una strategia di promozione capace veramente di rilanciare il turismo in Calabria per farne un pilastro dell’economia regionale. Così, mentre si continua a impegnare in una dispersiva e dispendiosa campagna promozionale che la vede presente in ben 19 piazze europee e tredici italiane, al momento, stando ai dati rilevati, senza soddisfacenti risultati, ha trascurato di promuovere opportunamente quel turismo di ritorno che può muovere consistenti flussi turistici dall’Italia e dall’estero, anche grazie alla collaborazione di una miriade di Associazioni di calabresi sorte ovunque, in Italia e nel mondo, dove si sono radicate le comunità dei nostri emigrati di ieri. Una collaborazione che in verità la Regione ha dimostrato fin qui di gradire poco o niente, preoccupata piuttosto di assicurare il diritto di voto ai forestieri immigrati, forse perché residenti sul territorio e quindi possibili elettori, che accattivarsi le simpatie dei calabresi emigrati, che, risiedendo altrove, votano naturalmente fuori dalla Calabria.
Eppure, i calabresi dell’esodo, che mantengono vivo l’amore per la loro terra, ovunque oggi si trovino, sarebbero più facilmente raggiungibili e ancor più facilmente conquistabili, solo che venissero realizzate le più opportune forme di promozione e incentivazione. Anche avvalendosi di quell’ufficio di rappresentanza di via Broletto a Milano che, prima e per oltre 30 anni, non si è avuta la capacità di far funzionare e, adesso, non si ha il coraggio di ammettere che è stato un errore chiuderlo, alla vigilia dell’Expo di Milano, dovendo comunque pagare l’affitto a vuoto fino a tutto il 2010.
Una proposta è stata formulata dal Presidente di Federalberghi e Confturismo-Confocommercio, Bernabò Bocca: l’adozione di un bonus commisurato al reddito familiare per i connazionali che fanno vacanza in Calabria. Un’altra proposta la formuliamo noi: estendere l’incentivo previsto per i voli charter (legge regionale N.6 del 7.3.95) anche ai viaggiatori singoli, naturalmente calabresi residenti in Italia o all’estero, che vogliano trascorrere una vacanza nella loro terra. Probabilmente, affrontando un impegno di spesa certamente inferiore al costo della campagna con Gattuso si otterrebbero risultati maggiori e anche più sicuri. Perché lo slogan “Noi ci mettiamo il cuore” ha avuto un costo certo e risultati dubbi da verificare, le forme incentivanti proposte avrebbero costi commisurati e proporzionali ai risultati della campagna promozionale, in quanto l’incentivo verrebbe elargito a fronte di un viaggio prenotato e pagato.
Ma non ci illudiamo che nuove strategie possano finalmente mutare la politica turistica della Regione e aiutare lo sviluppo turistico della Calabria, ci attendiamo piuttosto che, presto, accanto alla faccia grintosa di Rino Gattuso compaia il viso acqua e sapone della bella Maria Perrusi che diranno, urbi et orbi, in Italia e all’estero, “Noi ci mettiamo il cuore”. La Calabria, purtroppo, ci mette la sua faccia e ci rimette il suo divenire.
Nicola Fudoli